Agenzia Rappresentanza Negoziale Pubbliche Amministrazioni

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venerdì 9 dicembre 2016

MODELLO- Richiesta di perequazione del trattamento pensionistico

Iniziativa IUniScuoLa per i pensionati interessati dal blocco sulla rivalutazione delle pensioni nel biennio 2012-2013, a tutela del rischio di prescrizione in attesa della nuova sentenza della Corte Costituzionale


RACCOMANDATA R.R. 
…….. li, 
Spett. le I.N.P.S. SEDE DI    __________________ 
OGGETTO: Richiesta di perequazione del trattamento pensionistico attualmente spettante in seguito all’abrogazione dell’art. 24 comma 25 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 da parte della sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015  
Il La sottoscrittoa ______________________ nato il __________ a ___________ prov.( ___ ) residente in ____________ Via ________________ ( _____ ) titolare di pensione n._____________ superiore ad euro 1450,00 con la presente, per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015, che ha abrogato l’art. 24 comma 25 del decreto legge 6.12.2011 n. 201,
 INVITA
 formalmente codesto Spett. le Ente alla ricostruzione del trattamento pensionistico spettante, con il versamento dei ratei di pensione maturati e non liquidati, oltre agli interessi legali maturati, a seguito della menzionata dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 24 comma 25 del Decreto Legge 201/2011. Con la presente si intima e diffida codesto Spett. le Ente, ai sensi e per gli effetti dell'art. 1454 c.c., all’adempimento delle richieste espresse dallo scrivente, entro e non oltre 20 giorni dal ricevimento della presente comunicazione, con espresso avviso che, decorso inutilmente tale termine, .l. sottoscritto/a si riserva di agire presso le sedi competenti al fine di ottenere la tutela dei propri diritti.
 La presente costituisce formale atto di costituzione in mora ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 1219 c.c. ed è trasmesso anche ai fini dell’interruzione della prescrizione e decadenza, ai sensi e per gli effetti delle disposizioni di legge.

 Firma __________________

mercoledì 7 dicembre 2016

I DOCENTI DELLA LOMBARDIA DOVRANNO PAGARSI L'ASSICURAZIONE INFORTUNI

24 Settembre, 2008

Dalla news della Direzione Generale Formazione, Istruzione e Lavoro del 22-09-2008 una comunicazione relativa alle polizze assicurative per la copertura dai rischi di infortunio e responsabilità civile per allievi e personale delle istituzioni scolastiche e formative della Lombardia:"In attuazione della Legge Regionale 19/2007 "Norme sul sistema educativo di istruzione e formazione della Regione Lombardia", si comunica che la polizza assicurativa per la copertura dai rischi di infortunio per allievi e personale delle istituzioni scolastiche nonchè per la copertura dai rischi di infortunio e responsabilità civile per allievi e personale dei Centri di Formazione Professionale rimarrà in vigore fino al 30 settembre 2008. Pertanto, in coerenza con quanto previsto dalla circolare ministeriale 10 luglio 1998 n. 305, nelle istituzioni scolastiche gli adempimenti connessi alla stipula dell'assicurazioneinfortuni degli alunni e del personale delle scuole di ogni ordine e grado rientra nelle attribuzioni dei capi di istituto. Nelle Istituzioni formative, in particolare, la copertura assicurativa per infortuni e responsabilità civile del personale e degli allievi costituisce un requisito necessario ai fini dell'accreditamento all'Albo regionale."In conclusione denuncia Leonardo Donofrio(foto) di IUniScuola : dal 1° novembre 2008 i docenti e le famiglie degli alunni della lombardia dovrannno prevedere nel bilancio familiare il costo della polizza assicurativa per la copertura dai rischi di infortunio per allievi e personale delle istituzioni scolastiche Gli ultimi dati relativi agli infortuni denunciati all'INAIL per le scuole pubbliche e private parlano, per l'anno 2007, di 12.912 infortuni denunciati per gli insegnanti e di 90.478 infortuni per gli studenti.La Lombardia con gli infortuni denunciati da 1.692 insegnanti e 15.222 studenti è la regione in cui si infortunano più alunni e professori. Gli arti inferiori degli insegnanti sono quelli più colpiti da infortunio per questa categoria, mentre quelli superiori lo sono per gli studenti.

IL NAUFRAGIO DEL PIROSCAFO ORIA



lunedì 5 dicembre 2016

Anticorruzione e trasparenza nella PA: entro il 23 dicembre scuole devono pubblicare modalità accesso civico




Tant’è che, per quanto riguarda l’anticorruzione, secondo il CPI 2015 di Transparency InternatiConal (Indice di Percezione della Corruzione nel settore pubblico e politico, i cui risultati sono stati presentati, in data 27 gennaio 2016), siamo al 61° posto nel Mondo su 168 Paesi analizzati, con un voto di 44 su 100, e al penultimo posto in Europa seguiti solamente dalla Bulgaria.
Per quanto riguarda la trasparenza, secondo la classifica RTI (Right to Information – indice che misura l’accessibilità di documenti, dati e informazioni in possesso delle pubbliche amministrazioni) l’Italia è passata dal 97° al 54° posto su 103 Paesi analizzati, solo nel novembre 2016. Questo avanzamento è dovuto sicuramente alla recente approvazione del FOIA (Freedom of Information Act ), il D.Lgs. n. 97/2016 che ha novellato il D.Lgs. n. 33/2013 (Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle Pubbliche Amministrazioni),  entrato in vigore il 23 giugno 2016.
È dal 1990 che in Italia si legifera per la trasparenza e per arginare la corruzione. La prima legge sulla trasparenza amministrativa è stata la legge n.241/90 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi). Successivamente giunsero:
§  la legge n. 15/05 (Modifiche ed integrazioni alla legge 7 agosto 1990, n. 241, concernenti norme generali sull’azione amministrativa),
§  il d.lgs.n. 82/05 (Codice dell’Amministrazione digitale),
§  la legge n. 69/09 (Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile),
§  la legge n. 15/2009 (Delega al Governo finalizzata all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonchè disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e alla Corte dei conti),
§  il d.lgs. n. 150/09 (Il decreto Brunetta – Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni),
§  la legge n. 190/12 (Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella Pubblica Amministrazione)
Infine, con il d.lgs n. 97/2016 recante “Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza correttivo dellalegge n. 190/12 e del D.Lgs. n. 33/2013, ai sensi dell’articolo 7 della legge n. 124/2015, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” anche l’Italia si allinea con gli oltre 90 Paesi nel mondo per garantire ai propri cittadini l’accesso alle informazioni sull’operato delle PA.
I livelli di trasparenza della PA, infatti, dovrebbero essere inversamente proporzionali ai livelli di corruzione secondo il teorema che a più trasparenza dovrebbe corrispondere meno corruzione.
Per gli italiani, infatti, la trasparenza può essere il primo freno alla corruzione. A dirlo è la prima indagine sulla trasparenza nella Pubblica Amministrazione dell’Osservatorio Socialis di Errepi Comunicazione in partnership con l’istituto IXE: il campione di italiani intervistato ha dichiarato che un’azione di trasparenza della PA funzionerebbe in primo luogo come freno a comportamenti illegittimi come
§  corruzione (43%)
§  raccomandazioni (26%)
e avrebbe effetti positivi su
§  controllo della gestione delle risorse pubbliche (22%)
§  miglioramento della qualità dei servizi (19%)
§  aumento dell’efficienza delle amministrazioni pubbliche (14%)
§  rapidità dei processi di appalto e concorsi (12%).
Ma così non è, purtroppo! Dagli anni 90 ad oggi sembra che le cose non siano mutate affatto. Agli inizi degli anni 90, l’inchiesta “Mani pulite” portò alla luce un vasto sistema di corruzione fondato sulle tangenti (da cui il nome “tangentopoli”) tra la politica e il mondo dell’economia, con finanziamenti ai partiti da parte di imprese interessate all’accaparramento di appalti pubblici. Mani pulite segnò la fine di numerosi esponenti politici, con i relativi partiti e vide emergere nuove formazioni politiche, che dettero l’avvio alla cosiddetta “Seconda Repubblica”. Dalle dichiarazioni degli stessi protagonisti di tangentopoli, durante le fasi processuali, emerse che questo tipo di corruzione era un sistema talmente stabile ed ordinario che rappresentava, ormai, la prassi per ottenere gli appalti. Si tratta di una “cultura della corruzione e della raccomandazione”, ben radicata da secoli nella società e difficile da estirpare e debellare. Le inchieste giudiziarie degli anni 90 hanno dato solo un duro colpo al sistema della corruzione senza riuscire, però, ad estirparlo. Il sistema ha trovato la forza di reagire e riorganizzarsi secondo nuovi modelli e nuove pratiche. Vedasi i  recenti fatti di corruzione relativi alle opere di Expo Milano 2015, a quelle volte alla realizzazione del Mose di Venezia, ai fatti di “Mafia Capitale” a Roma, per non parlare dei continui episodi di corruzione nei palazzi delle amministrazioni regionali e comunali, dei concorsi ed esami truccati, dei furbetti del cartellino, degli abusi legge 104/92,  degli affidamenti di incarichi pubblici a parenti ed amici.
Non basta, però, scrivere le norme per combattere la corruzione! La recente normativa italiana su anticorruzione e trasparenza è ritenuta tra le migliori al mondo dal punto di vista dei princìpi, tant’è, come già detto, la classifica di Rti ratingha premiato l’Italia collocandola dal sestultimo posto ad una posizione centrale. Restano bassi i valori assegnati all’Italia sulle possibili sanzioni previste (4 punti su 8) e sulla possibilità di ricorrere (9 punti  su 30). Il rischio è quello di avere una buona legge, ma di difficile applicazione.
Anche la Scuola, essendo una PA (art. 1, comma 2, del Dlgs. 165/2001), non sarebbe esente da fenomeni corruttivi. In un altro tipo di indagine di Trasparency International, il GCB (Global Corruption Barometer) in cui sono stati posti ad un campione di cittadini alcuni quesiti attinenti la percezione della corruzione nei settori della Politica, della Magistratura, dell”Informazione, delle Pubbliche Amministrazioni (tra cui la Scuola) sono risultati tra i più corrotti i partiti politici, il sistema giudiziario e il sistema sanitario, tra i meno corrotti è risultata la Scuola. Ciò non toglie che l’ANAC (Agenzia Nazionale AntiCorruzione) ha provveduto a stilare anche per la Scuola le Linee guida (Applicazione alle istituzioni scolastiche delle disposizioni di cui alla legge 6 novembre 2012, n. 190 e al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33) con l’Allegato 1 (Elenco esemplificativo di processi a maggior rischio corruttivo riguardanti le istituzioni scolastiche) e l’Allegato 2 (Elenco degli obblighi di pubblicazione applicabili alle istituzioni scolastiche).
Di ultima pubblicazione, da parte dell’ANAC, è lo Schema delle Linee guida (recanti indicazioni operative ai fini della definizione delle esclusioni e dei limiti all’accesso civico di cui all’art. 5 co. 2 del d.lgs. 33/2013). È stato in consultazione online fino alle ore 12 del 28 novembre 2016 per l’invio di eventuali contributi e dovrebbe essere pubblicato a breve in versione definitiva. Lo schema delle linee guida ha ad oggetto le indicazioni operative per la definizione delle esclusioni e dei limiti, previsti dalla legge, all’accesso civico da parte di qualsiasi cittadino.

Tutte le Pubbliche Amministrazioni, tra cui la Scuola, devono adeguarsi, entro il 23 dicembre 2016, alla pubblicazione obbligatoria sui siti istituzionali delle materie previste e dell’informativa sulle modalità dell’accesso civico (modello di richiesta di accesso civico).