domenica 25 dicembre 2016
venerdì 9 dicembre 2016
MODELLO- Richiesta di perequazione del trattamento pensionistico
Iniziativa IUniScuoLa per i pensionati interessati dal blocco sulla rivalutazione delle pensioni nel biennio 2012-2013, a tutela del rischio di prescrizione in attesa della nuova sentenza della Corte Costituzionale
RACCOMANDATA R.R.
…….. li,
Spett. le I.N.P.S. SEDE DI __________________
OGGETTO: Richiesta di perequazione del trattamento pensionistico attualmente spettante in seguito all’abrogazione dell’art. 24 comma 25 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 da parte della sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015
Il La sottoscrittoa ______________________ nato il __________ a ___________ prov.( ___ ) residente in ____________ Via ________________ ( _____ ) titolare di pensione n._____________ superiore ad euro 1450,00 con la presente, per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015, che ha abrogato l’art. 24 comma 25 del decreto legge 6.12.2011 n. 201,
INVITA
formalmente codesto Spett. le Ente alla ricostruzione del trattamento pensionistico spettante, con il versamento dei ratei di pensione maturati e non liquidati, oltre agli interessi legali maturati, a seguito della menzionata dichiarazione di illegittimità costituzionale dell’art. 24 comma 25 del Decreto Legge 201/2011. Con la presente si intima e diffida codesto Spett. le Ente, ai sensi e per gli effetti dell'art. 1454 c.c., all’adempimento delle richieste espresse dallo scrivente, entro e non oltre 20 giorni dal ricevimento della presente comunicazione, con espresso avviso che, decorso inutilmente tale termine, .l. sottoscritto/a si riserva di agire presso le sedi competenti al fine di ottenere la tutela dei propri diritti.
La presente costituisce formale atto di costituzione in mora ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 1219 c.c. ed è trasmesso anche ai fini dell’interruzione della prescrizione e decadenza, ai sensi e per gli effetti delle disposizioni di legge.
Firma __________________
mercoledì 7 dicembre 2016
I DOCENTI DELLA LOMBARDIA DOVRANNO PAGARSI L'ASSICURAZIONE INFORTUNI
24 Settembre, 2008
Dalla news della Direzione Generale Formazione, Istruzione e Lavoro del 22-09-2008 una comunicazione relativa alle polizze assicurative per la copertura dai rischi di infortunio e responsabilità civile per allievi e personale delle istituzioni scolastiche e formative della Lombardia:"In attuazione della Legge Regionale 19/2007 "Norme sul sistema educativo di istruzione e formazione della Regione Lombardia", si comunica che la polizza assicurativa per la copertura dai rischi di infortunio per allievi e personale delle istituzioni scolastiche nonchè per la copertura dai rischi di infortunio e responsabilità civile per allievi e personale dei Centri di Formazione Professionale rimarrà in vigore fino al 30 settembre 2008. Pertanto, in coerenza con quanto previsto dalla circolare ministeriale 10 luglio 1998 n. 305, nelle istituzioni scolastiche gli adempimenti connessi alla stipula dell'assicurazioneinfortuni degli alunni e del personale delle scuole di ogni ordine e grado rientra nelle attribuzioni dei capi di istituto. Nelle Istituzioni formative, in particolare, la copertura assicurativa per infortuni e responsabilità civile del personale e degli allievi costituisce un requisito necessario ai fini dell'accreditamento all'Albo regionale."In conclusione denuncia Leonardo Donofrio(foto) di IUniScuola : dal 1° novembre 2008 i docenti e le famiglie degli alunni della lombardia dovrannno prevedere nel bilancio familiare il costo della polizza assicurativa per la copertura dai rischi di infortunio per allievi e personale delle istituzioni scolastiche Gli ultimi dati relativi agli infortuni denunciati all'INAIL per le scuole pubbliche e private parlano, per l'anno 2007, di 12.912 infortuni denunciati per gli insegnanti e di 90.478 infortuni per gli studenti.La Lombardia con gli infortuni denunciati da 1.692 insegnanti e 15.222 studenti è la regione in cui si infortunano più alunni e professori. Gli arti inferiori degli insegnanti sono quelli più colpiti da infortunio per questa categoria, mentre quelli superiori lo sono per gli studenti.
IL NAUFRAGIO DEL PIROSCAFO ORIA
naufragio del piroscafo Oria, 12 febbraio 1944
La tomba dimenticata di 4200 soldati
italiani
Pochi sanno del naufragio del piroscafo
norvegese Oria e degli oltre 4000 militari italiani che vi hanno perso la vita.
La
nave di 2000 tonnellate, varata nel 1920, requisita dai tedeschi, salpò l'11
febbraio 1944 da Rodi alle 17,40 per il Pireo. A bordo più di 4000 prigionieri italiani che
si erano rifiutati di aderire al nazismo o alla RSI dopo l’Armistizio
dell'8 settembre 1943, 90 tedeschi di guardia o di passaggio
e l'equipaggio norvegese.
L'indomani,
12 febbraio, colto da una tempesta, il piroscafo affondò presso Capo Sounion, a
25 miglia dalla destinazione finale, dopo essersi incagliato nei bassi fondali
prospicienti l'isola di Patroklos (in
Italia erroneamente nota col nome di isola di Goidano).
I soccorsi,
ostacolati dalle pessime condizioni meteo, consentirono di salvare solo 37
italiani, 6 tedeschi, un greco, 5 uomini dell'equipaggio, incluso il comandante
Bearne Rasmussen e il primo ufficiale di macchina.
L'Oria era stipata all'inverosimile, aveva anche un carico di bidoni di olio minerale e
gomme da camion oltre ai nostri soldati che dovevano essere trasferiti come
forza lavoro nei lager del Terzo Reich.
Su quella carretta del mare, che
all'inizio della guerra faceva rotta col Nord Africa, gli italiani in divisa
che dissero no a Hitler e Mussolini vennero trattati peggio degli ignavi
danteschi nella palude dello Stige: non erano prigionieri di guerra, di conseguenza
senza i benefici della Convenzione di Ginevra e dell'assistenza della Croce
Rossa. Allo stesso tempo, poi, il loro sacrificio fu ignorato per decenni anche
in patria.
Nel
1955 il relitto fu smembrato dai palombari greci per recuperare il ferro,
mentre i cadaveri di circa 250 naufraghi, trascinati sulla costa dal fortunale
e sepolti in fosse comuni, furono traslati, in seguito, nei piccoli cimiteri
dei paesi della costa pugliese e, successivamente, nel Sacrario dei caduti
d’Oltremare di Bari. I
resti di tutti gli altri sono ancora là sotto.
La tragedia si consumò in pochi minuti ed è stata
ignorata per decenni. Eppure si sapeva per filo e per segno
come fossero andate le cose. Ci sono le testimonianze dei sopravvissuti, come
quella del sergente di artiglieria Giuseppe Guarisco, che
il 27 ottobre 1946 ha redatto di proprio pugno per la Direzione generale del
ministero un resoconto lucido del naufragio:
Dopo l’urto della nave contro lo scoglio" scrive
Guarisco, "venni gettato per terra e quando potei rialzarmi
un'ondata fortissima mi spinse in un localetto situato a prua della nave, sullo
stesso piano della coperta, la cui porta si chiuse. In detto locale c'era
ancora la luce accesa e vidi che vi erano altri sei militari. Dopo poco la luce
si spense e l'acqua iniziò ad entrare con maggior violenza. Salimmo in una
specie di armadio per restare all'asciutto, di tanto in tanto mettevo un piede
in basso per vedere il livello dell'acqua. Passammo la notte pregando col
terrore che tutto si inabissasse in fondo al mare.
All'indomani,
nel silenzio spettrale della tragedia, i sette riuscirono a smontare il vetro
dell'oblò,
ma non ad uscire da quell'anfratto, perché il buco era troppo stretto.
ma non ad uscire da quell'anfratto, perché il buco era troppo stretto.
Le ore passavano ma nessuno veniva in nostro soccorso
(…). Uno di noi, sfruttando il momento che la porta rimaneva aperta, si gettò
oltre essa per trovare qualche via d’uscita e dopo un’attesa che ci parve
eterna lo vedemmo chiamarci al di sopra del finestrino. Ci disse allora che era
passato attraverso uno squarcio appena sott’acqua. Un altro compagno, pur
essendo stato da me dissuaso, volle tentare l’uscita ma non lo rivedemmo più.
I naufraghi rimasero due giorni e mezzo
rinchiusi là dentro prima dell’arrivo dei soccorsi dal Pireo.
Quello che era riuscito ad uscire ci disse che dove
eravamo noi, all’estremità della prua, era l’unica parte della nave rimasta
fuori dall’acqua e che intorno non si vedeva nessuno all’infuori degli aerei
che continuavano a incrociarsi nel cielo e ai quali faceva segnali. Poco dopo
si accostò una barca con due marinai; essi dissero che erano italiani,
dell’equipaggio di un rimorchiatore requisito dai tedeschi. Ci dissero di stare
calmi che presto ci avrebbero liberati. Ma sopraggiunse l’oscurità e dovemmo
passare un’altra nottata più tremenda forse della prima.
Articolo di Lorenzo Sani - Il Resto del Carlino

Gruppo di Ricerca
lunedì 5 dicembre 2016
Anticorruzione e trasparenza nella PA: entro il 23 dicembre scuole devono pubblicare modalità accesso civico

Tant’è che, per quanto riguarda l’anticorruzione, secondo il CPI 2015 di Transparency InternatiConal (Indice di Percezione della Corruzione nel settore pubblico e politico, i cui risultati sono stati presentati, in data 27 gennaio 2016), siamo al 61° posto nel Mondo su 168 Paesi analizzati, con un voto di 44 su 100, e al penultimo posto in Europa seguiti solamente dalla Bulgaria.
Per quanto riguarda la trasparenza, secondo la classifica RTI (Right to
Information – indice che misura l’accessibilità di documenti, dati e informazioni
in possesso delle pubbliche amministrazioni) l’Italia è passata dal 97° al 54°
posto su 103 Paesi analizzati, solo nel novembre 2016. Questo avanzamento è
dovuto sicuramente alla recente approvazione del FOIA (Freedom of Information
Act ), il D.Lgs. n. 97/2016 che
ha novellato il D.Lgs. n. 33/2013 (Riordino
della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di
pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle Pubbliche
Amministrazioni), entrato in vigore il 23 giugno 2016.
È dal 1990 che in Italia si legifera per la trasparenza e per arginare la corruzione. La prima legge sulla trasparenza amministrativa è stata la legge n.241/90 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi). Successivamente giunsero:
È dal 1990 che in Italia si legifera per la trasparenza e per arginare la corruzione. La prima legge sulla trasparenza amministrativa è stata la legge n.241/90 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi). Successivamente giunsero:
§ la legge n. 15/05 (Modifiche
ed integrazioni alla legge 7 agosto 1990, n. 241, concernenti norme generali
sull’azione amministrativa),
§ il d.lgs.n. 82/05 (Codice
dell’Amministrazione digitale),
§ la legge n. 69/09 (Disposizioni
per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in
materia di processo civile),
§ la legge n. 15/2009 (Delega
al Governo finalizzata all’ottimizzazione della produttività del lavoro
pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonchè
disposizioni integrative delle funzioni attribuite al Consiglio nazionale
dell’economia e del lavoro e alla Corte dei conti),
§ il d.lgs. n. 150/09 (Il
decreto Brunetta – Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in
materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di
efficienza e trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni),
§ la legge n. 190/12 (Disposizioni
per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella
Pubblica Amministrazione)
Infine, con il d.lgs n. 97/2016 recante
“Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione
della corruzione, pubblicità e trasparenza correttivo dellalegge n. 190/12 e
del D.Lgs. n. 33/2013,
ai sensi dell’articolo 7 della legge n. 124/2015,
in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” anche
l’Italia si allinea con gli oltre 90 Paesi nel mondo per garantire ai propri
cittadini l’accesso alle informazioni sull’operato delle PA.
I livelli di trasparenza della PA, infatti, dovrebbero essere inversamente proporzionali ai livelli di corruzione secondo il teorema che a più trasparenza dovrebbe corrispondere meno corruzione.
Per gli italiani, infatti, la trasparenza può essere il primo freno alla corruzione. A dirlo è la prima indagine sulla trasparenza nella Pubblica Amministrazione dell’Osservatorio Socialis di Errepi Comunicazione in partnership con l’istituto IXE: il campione di italiani intervistato ha dichiarato che un’azione di trasparenza della PA funzionerebbe in primo luogo come freno a comportamenti illegittimi come
I livelli di trasparenza della PA, infatti, dovrebbero essere inversamente proporzionali ai livelli di corruzione secondo il teorema che a più trasparenza dovrebbe corrispondere meno corruzione.
Per gli italiani, infatti, la trasparenza può essere il primo freno alla corruzione. A dirlo è la prima indagine sulla trasparenza nella Pubblica Amministrazione dell’Osservatorio Socialis di Errepi Comunicazione in partnership con l’istituto IXE: il campione di italiani intervistato ha dichiarato che un’azione di trasparenza della PA funzionerebbe in primo luogo come freno a comportamenti illegittimi come
§ corruzione (43%)
§ raccomandazioni (26%)
e avrebbe effetti positivi su
§ controllo della
gestione delle risorse pubbliche (22%)
§ miglioramento della
qualità dei servizi (19%)
§ aumento
dell’efficienza delle amministrazioni pubbliche (14%)
§ rapidità dei processi
di appalto e concorsi (12%).
Ma così non è, purtroppo! Dagli anni 90
ad oggi sembra che le cose non siano mutate affatto. Agli inizi degli anni 90,
l’inchiesta “Mani pulite” portò alla luce un vasto sistema di corruzione
fondato sulle tangenti (da cui il nome “tangentopoli”) tra la politica e il
mondo dell’economia, con finanziamenti ai partiti da parte di imprese
interessate all’accaparramento di appalti pubblici. Mani pulite segnò la fine
di numerosi esponenti politici, con i relativi partiti e vide emergere nuove
formazioni politiche, che dettero l’avvio alla cosiddetta “Seconda Repubblica”.
Dalle dichiarazioni degli stessi protagonisti di tangentopoli, durante le fasi
processuali, emerse che questo tipo di corruzione era un sistema talmente
stabile ed ordinario che rappresentava, ormai, la prassi per ottenere gli
appalti. Si tratta di una “cultura della corruzione e della raccomandazione”,
ben radicata da secoli nella società e difficile da estirpare e debellare. Le
inchieste giudiziarie degli anni 90 hanno dato solo un duro colpo al sistema
della corruzione senza riuscire, però, ad estirparlo. Il sistema ha trovato la
forza di reagire e riorganizzarsi secondo nuovi modelli e nuove pratiche.
Vedasi i recenti fatti di corruzione relativi alle opere di Expo Milano
2015, a quelle volte alla realizzazione del Mose di Venezia, ai fatti di “Mafia
Capitale” a Roma, per non parlare dei continui episodi di corruzione nei
palazzi delle amministrazioni regionali e comunali, dei concorsi ed esami
truccati, dei furbetti del cartellino, degli abusi legge 104/92, degli
affidamenti di incarichi pubblici a parenti ed amici.
Non basta, però, scrivere le norme per combattere la corruzione! La recente normativa italiana su anticorruzione e trasparenza è ritenuta tra le migliori al mondo dal punto di vista dei princìpi, tant’è, come già detto, la classifica di Rti ratingha premiato l’Italia collocandola dal sestultimo posto ad una posizione centrale. Restano bassi i valori assegnati all’Italia sulle possibili sanzioni previste (4 punti su 8) e sulla possibilità di ricorrere (9 punti su 30). Il rischio è quello di avere una buona legge, ma di difficile applicazione.
Anche la Scuola, essendo una PA (art. 1, comma 2, del Dlgs. 165/2001), non sarebbe esente da fenomeni corruttivi. In un altro tipo di indagine di Trasparency International, il GCB (Global Corruption Barometer) in cui sono stati posti ad un campione di cittadini alcuni quesiti attinenti la percezione della corruzione nei settori della Politica, della Magistratura, dell”Informazione, delle Pubbliche Amministrazioni (tra cui la Scuola) sono risultati tra i più corrotti i partiti politici, il sistema giudiziario e il sistema sanitario, tra i meno corrotti è risultata la Scuola. Ciò non toglie che l’ANAC (Agenzia Nazionale AntiCorruzione) ha provveduto a stilare anche per la Scuola le Linee guida (Applicazione alle istituzioni scolastiche delle disposizioni di cui alla legge 6 novembre 2012, n. 190 e al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33) con l’Allegato 1 (Elenco esemplificativo di processi a maggior rischio corruttivo riguardanti le istituzioni scolastiche) e l’Allegato 2 (Elenco degli obblighi di pubblicazione applicabili alle istituzioni scolastiche).
Di ultima pubblicazione, da parte dell’ANAC, è lo Schema delle Linee guida (recanti indicazioni operative ai fini della definizione delle esclusioni e dei limiti all’accesso civico di cui all’art. 5 co. 2 del d.lgs. 33/2013). È stato in consultazione online fino alle ore 12 del 28 novembre 2016 per l’invio di eventuali contributi e dovrebbe essere pubblicato a breve in versione definitiva. Lo schema delle linee guida ha ad oggetto le indicazioni operative per la definizione delle esclusioni e dei limiti, previsti dalla legge, all’accesso civico da parte di qualsiasi cittadino.
Non basta, però, scrivere le norme per combattere la corruzione! La recente normativa italiana su anticorruzione e trasparenza è ritenuta tra le migliori al mondo dal punto di vista dei princìpi, tant’è, come già detto, la classifica di Rti ratingha premiato l’Italia collocandola dal sestultimo posto ad una posizione centrale. Restano bassi i valori assegnati all’Italia sulle possibili sanzioni previste (4 punti su 8) e sulla possibilità di ricorrere (9 punti su 30). Il rischio è quello di avere una buona legge, ma di difficile applicazione.
Anche la Scuola, essendo una PA (art. 1, comma 2, del Dlgs. 165/2001), non sarebbe esente da fenomeni corruttivi. In un altro tipo di indagine di Trasparency International, il GCB (Global Corruption Barometer) in cui sono stati posti ad un campione di cittadini alcuni quesiti attinenti la percezione della corruzione nei settori della Politica, della Magistratura, dell”Informazione, delle Pubbliche Amministrazioni (tra cui la Scuola) sono risultati tra i più corrotti i partiti politici, il sistema giudiziario e il sistema sanitario, tra i meno corrotti è risultata la Scuola. Ciò non toglie che l’ANAC (Agenzia Nazionale AntiCorruzione) ha provveduto a stilare anche per la Scuola le Linee guida (Applicazione alle istituzioni scolastiche delle disposizioni di cui alla legge 6 novembre 2012, n. 190 e al decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33) con l’Allegato 1 (Elenco esemplificativo di processi a maggior rischio corruttivo riguardanti le istituzioni scolastiche) e l’Allegato 2 (Elenco degli obblighi di pubblicazione applicabili alle istituzioni scolastiche).
Di ultima pubblicazione, da parte dell’ANAC, è lo Schema delle Linee guida (recanti indicazioni operative ai fini della definizione delle esclusioni e dei limiti all’accesso civico di cui all’art. 5 co. 2 del d.lgs. 33/2013). È stato in consultazione online fino alle ore 12 del 28 novembre 2016 per l’invio di eventuali contributi e dovrebbe essere pubblicato a breve in versione definitiva. Lo schema delle linee guida ha ad oggetto le indicazioni operative per la definizione delle esclusioni e dei limiti, previsti dalla legge, all’accesso civico da parte di qualsiasi cittadino.
Tutte le Pubbliche Amministrazioni, tra
cui la Scuola, devono adeguarsi, entro il 23 dicembre 2016, alla pubblicazione
obbligatoria sui siti istituzionali delle materie previste e dell’informativa
sulle modalità dell’accesso civico (modello di richiesta di accesso
civico).
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